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PROFILO PROFESSIONALE

PROFILO PROFESSIONALE





                                     

VINCENZO DE BIASE
Studioso della Personalità
Consulente del Ben_Essere

Trieste
 




Note:

1 - Non sono né Medico, né Psichiatra, né Psicologo, né Virologo. 

2 - Faccio consulenze esclusivamente ONLINE (e-mail).

3 - Questo sito web pubblica esclusivamente scritti creativi ed originali ideati dalla fantasia e dall'immaginazione del sottoscritto. La posta reale, inviatami dalle lettrici, viene trattata e gestita mantenendo - come è sacrosanto che sia - il più assoluto riserbo.

- Non essendo io medico, con queste mie - lettere - non intendo nella maniera più assoluta sostituirmi al medico stesso o ad altri specialisti sanitari preposti alla diagnosi e cura della persona. Mio intendimento è invece "ragionare" su tutto ciò che potrà servire affinché si abbia una più profonda conoscenza oggettiva di sé (amore per la verità = riconoscimento della realtà) e una maggiore libertà di sé e da sé [Secondine di se stesse] o, almeno, da quello che di sé sembrerebbe essere divenuta zavorra.



Abstract

L’Autoanalisi attraverso l’immaginazione attiva. Un testo: "Teatro Immaginario dell'Assurdo" la cui stesura mi ha permesso di rivisitare il mio percorso storico individuale e personale mediante il mio mondo immaginario, le mie creazioni pseudo-letterarie, le mie intuizioni, i miei sogni... Lavorio che mi ha consentito di portare alla luce, dai meandri di questo labirinto: nel quale viene rappresentato l'animo umano, gran parte di cosa di me era oscuro. Nel testo tutti i personaggi che compaiono rappresentano esclusivamente e sempre il mio “Io” nelle mie molteplici sfaccettature, gli infiniti aspetti della mia personalità e della mia storia personale. "Essi" (personaggi) sono il pretesto per rappresentarli, per soddisfare il bisogno di vivere tante storie, per la necessità di passare attraverso tutte le potenzialità della mia personalità e tutte le possibili esperienze. L’utilizzo di un nome proprio di persona ha il fine unico di consentirmi di spiegare meglio (spero) le dinamiche di ciascuna "avventura".

Ho voluto con esso testo rappresentare una concezione di ciò che è la vita fantastica, la vita dell’immaginazione dell’individuo e della sua importanza in rapporto al processo di formazione della personalità. Immaginario non come una semplice evasione dalla realtà ma come un mondo che ha dei valori di universalità persino superiori a quella dell'attività mentale che riguarda il mondo del quotidiano: il c.d. mondo reale - che, in quanto routinario, abituale, superficiale e inautentico, non rileva a quella che è la vera essenza della personalità -. È solo con l'immaginario, infatti, che è possibile mettere in luce una serie di esigenze che ci richiamano a quelli che sono i fini ultimi dell'esistenza umana, a quelli che sono i compiti che l'individuo è chiamato a svolgere, agli obiettivi che deve realizzare per armonizzarsi con il cosmo e con se stesso.
 
Scrivere di ciò che era dentro "lì nel profondo" di me stesso e che è voluto venire fuori: - pensieri, aspirazioni, vuoti, paure, desideri, emozioni, sensazioni, sentimenti (nelle svariate forme), antitesi, contraddizioni, esigenze - originati e/o accantonati nel profondo del mio inconscio (individuale e collettivo); laddove solo è stato possibile riconoscere la realtà, le condizioni ideo-affettive dell'Io, l'autenticità e finanche il destino o, quantomeno, apprendere quale il significato vero dell'esistenza.
 
Cosa ho provato, quali le sensazioni vissute durante questo mio percorso? Si immagini un torrente di montagna che - a seconda degli stati dell’umore - si trasforma da un “regime di acqua normale”, in un “regime di secca”, ed ancora in un “regime in piena”. Così è successo per me: uno stato: il primo, che mi consentiva di superare le difficoltà quotidiane, di partecipare fattivamente a quanto mi circondava; di procedere e produrre dentro di me e fuori di me. Quando il torrente era in secca invece, il mio umore si abbassava; non riuscivo a superare gli affanni, le preoccupazioni. Anche il mio pensiero era più lento, il mio passato mi pesava, e il mio futuro era visto come incerto; anche gli affetti mi sembravano meno solidi e sempre più mi rinchiudevo in me stesso. Quando, infine, il torrente era in piena volevo fare, strafare, intraprendere, produrre, ma sciupavo tutto, distruggevo tutto. Non riuscivo più a riflettere, criticare, soffermarmi sulle cose. Ecco, questo, e tanto altro, ho vissuto, più o meno, durante il mio viaggio interiore.
 
Cosa credo di poter vantare in più rispetto a prima della sua stesura? 1) Sono convinto di conoscere meglio me stesso: il mio inconscio (con esso sono più creativo) e la mia pulsionalità originaria; 2) penso di aver sviluppato una abilità maggiore nel riferire i problemi fondamentali della mia personalità riflessiva ad una realtà che li ha trascesi. 3) ritengo di aver acquisito una necessaria quanto doverosa e approfondita presa di coscienza; 4) credo, oggi, di riuscire ad adattarmi e pormi meglio nei confronti della vita; 5) Fondamentale passaggio: essere andato alla ricerca di tutti quegli spazi ingiustamente preclusi da sempre alle donne. Il fine è stato quello di cercare innanzitutto di ragionare in modo universale (nella sua totalità), andando al di là quindi della dicotomia, della divisione per sesso: uomo/donna.  
 
"Teatro Immaginario dell'Assurdo" costituisce alla fin-fine una sorta di diario intimo del percorso (viaggio del mio "Io") da me compiuto nella chiarificazione della mia personalità interiore e, in generale, nel complesso lavoro di auto-conoscenza. Una specie di “romanzo della (mia) vita non vissuta appieno”, parte mancante fondamentale per recuperare prima e costituire poi la mia personalità più autentica (Il mio vero Sé)
 
 
Vincenzo De Biase
Studioso della Personalità
Consulente del Ben_Essere

TRIESTE

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e-mail: [email protected] - Trieste -
www.lapostadellassurdo.it  

 

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